L’ALLARME DELLA FIPE: “TROPPI FANNO RISTORAZIONE, CON REGOLE DIVERSE”

nuovo evento caricato da  il 07-08-2013 9246

Fino a pochi anni le alternative per un pasto veloce erano pochine: pizzeria al taglio, la trattoria, un panino al bar, il chiosco della piadina. Più di recente é arrivata la pizza a domicilio. Ma adesso arrivano a casa anche gli chef, le casalinghe fanno home-restaurant, impazzano le ape-car col cibo di strada, e in vacanza si mangia in agriturismo. E presto saranno i droni a consegnare il pasto in ufficio, oltre ai micro-catering di cucina contemporanea.


Tanti canali, non ancora regolamentati, che da una parte moltiplicano l’offerta, ma dall’altra mostrano come nella ristorazione non ci siano regole chiare per tutti. E quella del rispetto delle regole è una battaglia che Confcommercio Cesenate sta portando avanti da tempo: dalle sagre alle feste di partito, dagli agriturismi alle nuove mode (home-restaurant).
E su questo tema è recentemente intervenuto anche Lino Stoppani, presidente nazionale della Fipe Confcommercio. “C’è un eccesso di offerta nel settore della somministrazione del cibo” ha detto in occasione di una tavola rotonda promossa da ‘Italia a tavola’ a Firenze, con la partecipazione del ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, Fipe-Confcommercio, Coldiretti, e per gli chef, Massimo Bottura.

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L’Italia, ha sottolineato Stoppani ha una densità imprenditoriale che supera del 40% la media europea, secondo un’elaborazione Fipe su dati Eurostat. Nella Ue a 28 Paesi ci superano, in termini di densità di pubblici esercizi, Portogallo, Grecia e Spagna. Da Nord a Sud sono oltre 257mila le imprese della ristorazione (elaborazione Fipe su dati Istat del censimento 2011), con circa 130mila bar, gelaterie e pasticcerie, oltre 125mila ristoranti, più di 1500 imprese attive nella ristorazione collettiva per un totale di oltre 750 mila addetti. La stima attuale arriva a contare 300mila imprese di ristorazione, con un valore aggiunto attivato dal settore che sfiora i 40 miliardi di euro. “In 5 anni hanno chiuso i battenti circa 50mila imprese di settore e a causa della crisi quasi 8 miliardi sono andati in fumo: 3 miliardi di veri e propri tagli e 5 di mancata crescita”, ha rimarcato Stoppani sottolineando che ”c’è molta improvvisazione, in un lavoro che invece richiederebbe requisiti di etica e capacità imprenditoriale”.

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