Verande da abbattere, epilogo traumatico per le imprese

A distanza di tre anni e mezzo a Cesena il problema delle Verande non è stato ancora risolto del tutto. Chi è riuscito  a risolverlo è perchè ha smontato definitivamente la parte divenuta abusiva, ma anche in alcuni di questi casi ciò non è stato sufficiente. Nonostante riguardasse una normativa generale, la Fipe Confcommercio ha lavorato a fianco di ciascun imprenditore associato caduto in questa ingroviglio amministrativo, in quanto ogni caso era diverso dall’altro, aveva cioè delle implicazioni precise con risvolti diversi.
Oggi, a seguito di un’inchiesta a firma di Paolo Morelli uscita sul Resto del Carlino domenica 16 settembre, sullo stato dell’arte delle attività dichiarate in parte “abusive”, Angelo Malossi presidente della Fipe Confcommercio del comprensorio cesenate è intervenuto sulla stampa locale con questo comunicato:

“Lo scenario traumatico che sta assumendo l’epilogo della annosa vertenza delle verande preoccupa molto la Fipe cesenate, il sindacato degli esercizi pubblici cesenati affiliati alla Confcommercio. L’abbattimento delle verande divenute irregolari, per di più a spese delle attività stesse, richiesto dall’amministrazione comunale di Cesena contribuisce non poco ad aggravare la situazione di seria difficoltà delle imprese del settore – osserva il presidente Fipe Angelo Malossi -. La Fipe è profondamente rammaricata per la piega che ha preso questa vicenda.

All’interno della apposita commissione creata in seno al Comune la Fipe aveva proposto regolamenti innovativi sull’esempio di altre realtà territoriali che  avrebbero reso la partita delle verande più gestibile per gli imprenditori, evitando il provvedimento drastico che riguarderà gran parte degli smantellamenti, ma l’amministrazione ha preferito scegliere un’altra strada,  facendo però ricadere tutte le incombenze gravosissime sulle spalle degli imprenditori”.

“In una fase di crisi economica come quella che si avverte anche nel territorio cesenate, con incassi ridotti a causa della riduzione dei consumi e di converso spese di gestione in excalation – prosegue il presidente Fipe Malossi – lo smantellamento oneroso delle verande rischia di essere la goccia che va traboccare il vaso mettendo le imprese definitivamente in ginocchio.

Per la Fipe era auspicabile invece un atto di coraggio, flessibilità e lungimiranza da parte dell’amministrazione per assicurare un epilogo meno traumatico a una vicenda che sarà ricordata a lungo come una delle più controverse ed emblematiche dei rapporti precari tra ente pubblico e aziende private”.

Ricordiamo che la vicenda ebbe inizio nel 2009, quando dal Regolamento Edilizio fu eliminata improvvisamente e senza e senza prevedere alcuna “norma transitoria” la cosìdetta “autorizzazione temporanea” che permetteva sopratutto ai bar e ristoranti di dotare il proprio esercizio pubblico di una struttura esterna (sia su suolo pubblico che privato) a supporto della loro attività. Le verande dichiarate “abusive” a seguito di questa modifica sono state 65. Dall’articolo di Paolo Morelli uscito su Il Resto del Carlino domenica 16 settembre scorso si legge che

“(…) Sono stati avviati 52 procedimenti con l’emissione di sanzioni per le autorizzaione già scadute o l’annullamento di quelle ancora in essere. Le ordinanze di rimozione delle verande emesse dal Comune sono state 53. Le rimozioni comunicati dai titolari e accertate dagli uffici comunali sono state 23 (18 totali e 5 parziali). I ricorsi presentati al Tar di Bologna o al Presidente della Repubblica sono stati 38. Il Tar non ha concesso alcuna sospensiva (…) Le sanatorie richieste e rilasciate sono 12; altre 18 sono in fase di istruttoria. Inoltre sono stati richiesti due pareri preventivi di sanabilità. Gli atti di accertamento di inottemperanza alle ordinanze di demolizione sono stati 33; in nove casi non era stata presentata richiesta di sanatoria.”

Ma a finire nei guai con questo provvedimento non sono state solo le aziende di pubblico esercizio. A Cesena esiste un indotto artigianale che realizzava per locali pubblici ma anche per privati strutture adesso messe sotto accusa. A causa di questo provvedimento quindi anche molte aziende artigianali sono entrate in sofferenza.
Attualmente esiste un nuovo articolo nel Regolamento Edilizio di Cesena che permette strutture temporanee accessorie ai pubblici esercizi (ma con caratteristiche notevolmente differenti da quelle autorizzabili prima della modifica del 2009) e un regolamento di occupazione pubblico che in parte è riuscito a porsi come valida alternativa, ma solo per quelle aziende che occupavano un marciapiede o una piazza.

About Sara Montalti
Laureata in Relazioni Pubbliche, lavoro nel settore dell'Assistenza Sindacale e Progettuale in Confcommercio Imprese per l'Italia dal 2005 e sono segretaria della Fipe del Comprensorio Cesenate. Il lavoro di segreteria sindacale implica l’immedesimarsi totalmente nelle problematiche relative al settore e cercare insieme al presidente di categoria, in concertazione con i dirigenti dell’associazione e degli associati, di risolvere o sviluppare interventi a sostegno delle loro situazioni.

3 Responses to Verande da abbattere, epilogo traumatico per le imprese

  1. Filippo ha detto:

    A Cesena il settore dell’edilizia ha paura della sua ombra! E a rimetterci sono sempre gli imprenditori e i cittadini che pagano le tasse! E’ assurdo che gli imprenditori paghino di tasca propria gli errori di altri! Ma dovete dirmi anche voi cosa state facendo?

    • Sara Montalti ha detto:

      Ciao Filippo, capisco perfettamente il tuo sconforto perchè in un certo senso è anche il nostro. Non so se sei uno di quegli imprenditori caduti in questa circostanza, comunque cerco di dare una risposta alla tua domanda. Per ogni nostro socio con un’autorizzazione non più valida abbiamo cercato di trovare con il supporto di geometri, ingegneri, avvocati, ect. la soluzione più adatta, così come il Presidente Malossi afferma nell’articolo. In alcuni casi – e con notevole impegno – ci siamo riusciti, in altri casi la soluzione c’era ma era veramente troppo onerosa per l’imprenditore, in altri casi ancora non era presentabile alcuna scappatoia normativa efficacie. Come dice sempre Malossi il regolamento che avevamo proposto come Confcommercio avrebbe sicuramente dato soluzioni alternative e più flessibili, ma purtroppo il Comune ha deciso di non adottarlo…pur essendo già utilizzato in altri comuni italiani. Purtroppo davanti a normative rigide (e forse anche un pò irrigidite) dare il massimo non è garanzia di risultato. noi però non ci diamo mai per vinti. nonostante lo sconforto ci stiamo ancora lavorando.

  2. Marco ha detto:

    Buongiorno, sono un geometra che spesso ha a che fare con il comune e purtroppo devo confermare quanto avete scritto nell’articolo. Le soluzioni c’erano e anzi ci sono ancora però non alcuni dirigenti preferiscono non approvarle perchè lo ritengono rischioso. Ma si può fare?

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