Cos’è la SCIA?
La SCIA è la Segnalazione Certificata di Inizio Attività, va a sostituire la DIA ed è un documento che permette di subentrare in un’attività di pubblico esercizio esistente senza dover attendere i tempi delle pubbliche amministrazioni e degli organi preposti al controllo. Va compilato in tutte le sue parti e deve essere consegnata in modalità telematica o con posta certificata al Comune di competenza.
In sostanza l’imprenditore dichiara di essere in possesso dei requisiti morali e professionali che occorrono per aprire un pubblico esercizio, rimandando ad un momento successivo i controlli e le valutazioni degli uffici preposti ai controlli, che comunque devono avvenire entro 60 giorni dalla presentazione della Scia.
Si può utilizzare il modello della Scia anche per modificare o cessare l’attività
Nel caso di apertura di un nuovo pubblico esercizio invece bisogna sempre richiedere al Comune una nuova autorizzazione ed aspettare di esserne in possesso prima di dare l’inizio attività.
Rimane invariata la modulistica per l’USL; si presenta una notifica di inizio attività con allegata la relazione tecnica in forma cartacea agli sportelli predisposti.
Importante: se l’imprenditore dichiara il falso diventa responsabile di dichiarazioni mendaci, perseguibili anche penalmente.
L’introduzione della direttiva 59/2010 ha portato alcune variazioni riguardanti la presentazione della Scia da parte di chi vuole intraprendere l’attività di pubblico esercizio. Le modifiche sono al vaglio della Federazione e al quanto prima daremo notizie di aggiornamento a riguardo. Per ulteriori informazioni puoi rivolgerti al nostro centro di assistenza tecnica.
Per presentare la SCIA rivolgiti alla tua Associazione di categoria! Consulta la sezione Contatti
Cos’è un Pubblico Esercizio?
Partiamo dalla definizione di Pubblico Esercizio: è una attività di Somministrazione di alimenti e bevande.
Per somministrazione si intende la vendita per consumo sul posto e riguarda tutti i casi in cui gli acquirenti consumano i prodotti in locali o superfici aperte al pubblico attrezzati a tal fine, con servizio assistito.
Chi può aprire un Pubblico Esercizio?
Paolo “Lucio” Lucchi – Presidente FIPE Ristoranti del Comprensorio Cesenate
LE PILLOLE DEL PRESIDENTE LUCCHI
Ricetta proposta: “Le tagliatelle fatte a mano con ragù di carne nostrana e piselli”
Ingredienti e procedimento per il condimento:
Olio extra vergine, uno spicchio d’aglio e una foglia di basilico; aggiungere del Guanciale macinato a coltello poi dello scalogno, sedano e carota.
Buoni Pasto: si cerca una soluzione

È stata lanciata una campagna a livello regionale per aprire un tavolo di trattative con le società che emettono tagliandi di buoni pasto, per trovare insieme ai pubblici esercizi – soggetti non secondari di questo particolare mercato – una soluzione al problema.
“La situazione attuale dei Buoni Pasto è molto critica, occorre ristabilire equità e trasparenza proprio perché a causa dell’inasprimento delle condizioni contrattuali imposte da alcune società emittrici di “Buoni Pasto”, il mercato rischia il collasso. Occorre fissare regole nuove.”, dichiara Angelo Malossi, presidente Fipe Cesenate.
Un cliente compra un piatto di pasta e lo paga col buono pasto; il barista spedisce il tagliando alla società che lo ha emesso ma la cifra che gli torna indietro è fra i 7 e il 12% in meno di quella che gli spetterebbe. Questo perché i datori di lavoro riescono a strappare alle imprese emettitrici sconti che poi vengono ammortizzati a spese dei baristi.
Agriturismo: STOP alla concorrenza sleale
NUOVA LEGGE REGIONALE SULL’AGRITURISMO
Confcommercio: stop alla concorrenza sleale
Una regolamentazione chiara, certezza nei controlli e la tutela delle imprese della ristorazione e ricettive tradizionali. Queste in sintesi le richieste di Confcommercio di Cesena e comprensorio, rispetto alla proposta di legge in materia di agriturismo in discussione in questi giorni in regione.
“Non abbiamo nulla contro l’attività agrituristica – commenta Angelo Malossi, Presidente della Fipe cesenate- purché rispetti i requisiti fissati dalla legge e non configuri una concorrenza sleale verso i pubblici esercizi e gli alberghi. Oggi troppo spesso queste aziende finiscono per configurarsi come vere e proprie attività commerciali, senza tuttavia essere tenute ad osservare nessuno degli obblighi a cui è soggetto il comparto ricettivo e della ristorazione, e godendo per di più di una fiscalità agevolata.”








