Obbligo Pos entro 30 giugno nei piccoli esercizi.

A pochi giorni dell’entrata in vigore dell’obbligo di utilizzo del “Pos” (il “pagobancomat”)  la “Confcommercio” lancia l’allarme: centinaia di aziende devono ancora mettersi in regola.
Lunedì 30 giugno, salvo proroghe dell’ultima ora, scatterà l’obbligo (previsto dal Dl 179/2012) di accettare pagamenti con bancomat, oltre la soglia dei 30 euro, per artigiani, commercianti e professionisti. L’obbiettivo dichiarato è quello di ridurre l’uso del contante e consentire la tracciabilità dei pagamenti. Ad oggi, non è semplice fare una stima di quanti, commercianti e piccoli imprenditori del territorio, in prospettiva del 30 giugno si siano già adeguati, procedendo all’installazione del Pos. Si tratta, in larga prevalenza, di imprese individuali a carattere familiare dei settori commercio, artigianato e servizi, spaventati o più semplicemente perplessi di fronte alla prospettiva di doversi assumere l’onere di un costo aggiuntivo di gestione.
Tra i più refrattari rispetto al nuovo adempimento, abbiamo senz’altro le imprese su area pubblica, tabaccherie, piccole attività alimentari, di vendita fiori, oggettistica, bigiotteria, cartolerie e prodotti per la scuola ed alcune tipologie di attività di pubblico esercizio e somministrazione.
 E’ evidente come in questi casi, in cui si parla di piccoli o piccolissimi importi, l’assenza di un “costo a forfait” (nessun istituto bancario lo prevede) rende questo mezzo di pagamento di non facile gestione. Proprio i costi oggi hanno valori sproporzionati, e spesso incomprensibili, per poter incentivare l’installazione e l’uso dello strumento da parte dei piccoli commercianti.

Ecco un esempio: costo di installazione dai 50 ai 100 euro, poi un costo mensile che può variare dai 25 ai 50 euro ed a questo si aggiungono delle commissioni minime sulla massa transata. Ovvero si paga comunque anche se non si usa e quando si usa le percentuali sono alquanto salate: dallo 0,60% allo 0,80% se si usa il bancomat e va peggio se si usa la carta di credito, dove le percentuali viaggiano dall’1,4% al 3%, a seconda del tipo di circuito.
Tutto questo, in barba ai consigli dell’Unione Europea, che ha indicato già dal 2013 delle percentuali massime dello 0,2% sui bancomat e dello 0,3% per le carte di credito. Da un’indagine campionaria della Confcommercio, emerge che in alcune tipologie di esercizi, come ad esempio edicole e tabaccherie, solo il 2% delle transazioni supera i fatidici 30 euro per cui scatta l’obbligo del Pos, quindi questi esercenti andrebbero a sostenere costi inutili.
Durante l’ultima assemblea nazionale di Confcommercio, il ministro Guidi aveva promesso un tavolo congiunto, Governo-associazioni-banche, per ridurre i costi delle transazioni, ma ad oggi non si è visto nulla. «Questo è un provvedimento sconclusionato che fa solo il favore alle banche di incassare senza minimamente intervenire nelle transazioni tra imprenditore e cliente – dice Confcommercio – Non solo, non si capisce come si deve comportare l’imprenditore davanti ad un acquisto superiore ai 30 euro, se il cliente non è titolare di bancomat.
Insomma, la solita inutile gabella inventata in periodo di crisi e sventolata come bandiera anti evasione fiscale. Comunque gli imprenditori sappiano che per chi non adempie, la legge non prevede alcuna sanzione».

About Sara Montalti
Laureata in Relazioni Pubbliche, lavoro nel settore dell'Assistenza Sindacale e Progettuale in Confcommercio Imprese per l'Italia dal 2005 e sono segretaria della Fipe del Comprensorio Cesenate. Il lavoro di segreteria sindacale implica l’immedesimarsi totalmente nelle problematiche relative al settore e cercare insieme al presidente di categoria, in concertazione con i dirigenti dell’associazione e degli associati, di risolvere o sviluppare interventi a sostegno delle loro situazioni.

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